Alcune cose sono esatte, ma vanno viste non da sole,
ma in un contesto, ci sono troppi stranieri nelle nostre squadre? O pochi
italiani? L’altra sera il Real Madrid ha giocato senza uno spagnolo e mi pare
che la spagna ai mondiali ci vada e che sia comunque protagonista in Europa, si
sostiene che non ci sono giovani in Italia, nell’Arsenal ho visto esordire in
Champions un sedicenne, noi non riusciamo a fare giocare Camarda in serie A.
È possibile invece che abbiamo una classe dirigenziale
inetta e gli allenatori non sono all’altezza? Per le semifinali di Champions si
sono classificate 4 squadre di 4 nazioni diverse, segno che il nostro calcio
non fa più parte del grande calcio e ne abbiamo tempo di inventarci scuse e di
dare la colpa sempre agli altri, dobbiamo avere il coraggio di ammettere che
sbagliamo e il coraggio di osare, il Bayern è allenato da un neofita, uno
giovane che ha poche esperienze da allenatore, ma è uno bravo, così come
Arteta, secondo di Guardiola per tanto tempo.
Noi abbiamo fatto scappare dopo un anno di serie A il
giovane Luis Enrique, abbiamo fatto scappare dopo 3 mesi Maresca dalla serie B
con il Parma, abbiamo fatto scappare De Zerbi, continuando a fare allenare
Pioli e gli altri allenatori dell’anticalcio, quelli che non si ribellano ai
padroni e hanno reso il nostro calcio quello che è oggi, in Champions ho visto
ritmi e intensità pazzeschi, che io conoscevo e che gli allenatori italiani continuano
a fare finta che non esistano.
Possiamo anche avere un calciatore bravo che con la
palla fa mirabilie, ma se non tiene quell’intensità, finisce per non giocare,
vedere Modric per piacere, ha un’intensità fuori dal comune, bisogna affidare i
giovani a chi li sa allenare e non ai cugini o ai parenti più prossimi, bisogna
avere il coraggio di investire e di far giocare i giovani, bisogna avere le
seconde squadre, come la cantera in Spagna e i centri federali in Germania e
poi dobbiamo avere il coraggio di affidare le squadre agli allenatori giovani e
capaci, che fanno calcio ad altissimi livelli.
Quindi, da dove deve partire il Milan per tornare
competitivo? Da Sacchi e da Berlusconi, la storia tra le sue prerogative, ha
quelle di “insegnare” e la storia del Milan ci ha insegnato che per vincere e
non solo partecipare o galleggiare, come fanno le squadre italiane adesso,
servono investimenti, scelte competenti è un pizzico di coraggio, come ha fatto
l’Inter con Chiwu, il Como con Fabregas e il Cagliari con Pisacane, i Sacchi, i
Capello e gli Zeman degli anni belli.
Chiaramente quest'idea non deve avere un solo regista
(Furlani), ma deve essere portata avanti dal direttore sportivo e
dall’allenatore, Tare e Allegri in questo caso per continuità, sempre che il
tecnico livornese, non decida di andare in Nazionale, ma deve essere accontentarlo
fino in fondo e senza scuse e per me sperando che la storia insegni anche a lui
qualcosa, che giochi per vincere e non per non perdere.
Mi auguro che nella dirigenza, ci sia stata una
folgorazione sulla via di Damasco e che si siano resi conto di come va diretta
una società di calcio ambiziosa e blasonata, altrimenti sarà la solita
stagione, il solito mercato rumoroso e inconcludente, in difesa serve un capo
che comandi le operazioni, non serve nessun rincalzo, quelli ce li abbiamo già
e al momento giocano titolari, Pavlovic e Gabbia hanno dato risposte importanti
in questa stagione, ma non bastano.
Per alzare il livello, soprattutto in Europa, serve un
difensore di alto livello, De Winter come Tomori sono ottima alternative, utili
nelle rotazioni, ma non su cui costruire la nuova difesa, per fare il salto di
qualità, serve un calciatore che sposti gli equilibri, un po' come ha fatto con
Modric e Rabiot a centrocampo, poi serve un esterno, una mezzala e un centravanti.
Io credo che il prossimo anno si debba andare sul
4-3-3 e la fascia è scoperta, serve almeno un esterno affidabile che abbia
corsa e continuità, l’altra mezzala deve essere uno come Rabiot e Goretzka
sarebbe perfetto, esperto e completo, anche come erede di Modric, davanti basta
equivoci, serve una prima punta vera, forte e decisiva, poi si deve pensare con
intelligenza alla panchina.


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