domenica 10 maggio 2026

Società in grandissima confusione, ma Allegri non è esente da colpe.

Detto peste e corna di Furlani, ora passiamo all’allenatore e alla squadra, non è ammissibile scendere in campo, come è sceso il Milan contro il Sassuolo, con tutte le differenze di categoria, io faccio l’allenatore dilettante e ho avuto anch’io momenti importanti del campionato, in cui mi giocavo la promozione o la retrocessione e non ho mai affrontato una partita decisiva e importante, nel modo in cui il Milan è sceso in campo a Reggio Emilia. 

L’atteggiamento e la prestazione, sono state una grandissima delusione, il Milan ha fatto una figuraccia enorme, la squadra mentalmente ha mollato da due mesi e l’allenatore non è stato capace di stimolare adeguatamente il gruppo, dalla partita contro la Lazio è crollato tutto e qui un allenatore da 6 milioni l’anno, deve fare qualcosa di più, almeno nella gestione mentale e dello spogliatoio, un crollo del genere non è ammissibile, non è un comportamento da Milan.

Il Milan non è stato mai cattivo e adesso non segna, anzi manco tira in porta, in questo momento il Milan non c'è e mancano ancora tre partite dalla fine e sei punti ancora da portare a casa, adesso la classifica inizia a farsi scomoda, la Roma si è portata a tre punti dai rossoneri, anche se il Milan ha il vantaggio degli scontri diretti in caso di arrivo a pari punti, ma il Milan non ha un’anima ed è presuntuoso.

Per tutta questa stagione ci si è aggrappati alle giocate dei singoli, il Milan gioca un calcio orrendo e in un momento difficile come adesso, con una squadra che ha poco gioco, poche idee e soprattutto deve fare ancora tanti punti, le ultime tre sfide diventano fondamentali per assicurarsi la prossima qualificazione in Champions, il Milan è una squadra che propone un calcio di una bruttezza sconvolgente, terrificante, manca la mentalità, il gioco e anche l’obiettivo.

Il risultato fin qui ha coperto tutto, fino alla situazione attuale, che proviene dalla scelta dell’idea e dallo stile di gioco, che l’allenatore induce alla squadra, all’atteggiamento propositivo o attendistico da assumere in campo, dall’atteggiamento speculativo e utilitaristico a prescindere dal valore dell’avversario, non è il Milan con la mentalità dominante, al quale siamo stati abituati, una mentalità che è sparita, a favore di una grande mediocrità.

Il Milan deve riacquistare la mentalità vincente, attraverso la proposta di gioco, noi abbiamo bisogno di questo per tornare protagonisti e non come in queste ultime tre giornate, che dobbiamo difendere il terzo posto, il Milan ha sempre avuto la personalità e dobbiamo tornare ad essere riconoscibili e vincenti, si dice che Allegri non resterà se rimane Furlani e si parla già delle alternative: Italiano o Xabi Alonso, sicuramente allenatori propositivi.

Allegri non farebbe un altro anno con Furlani, a me sta bene, ma neanch’io vorrei fare un altro anno con Furlani, non so quale possa essere il male minore, se Furlani o Allegri, le dichiarazioni di Maldini fatte qualche anno fa, oggi fanno un certo effetto, siamo tornati alla disaffezione e alla contestazione, da quando Maldini è stato liquidato in grande fretta, il Milan è finito in una spirale negativa, in una dirigenza inadatta.

Il Milan ha smesso di competere per i massimi obiettivi, la squadra è stata fatta e disfatta ogni anno, distruggendo l’identità e lo zoccolo duro, in quattro anni si sono susseguiti altrettanti allenatori: Pioli, Fonseca, Conceiçao e Allegri, speriamo ne arrivi un quinto, ma uno bravo, per quanto riguarda i giocatori, quest’anno si è visto cosa intendeva Maldini per “importanti”, Modric e Rabiot, che hanno fatto la differenza, ma che per Furlani non sono rivendibili, quei vecchi parametri zero, che hanno fatto grande l’Inter.

Maldini in una sua intervista, ha spiegato quali sono i problemi del Milan e sono ancora quelli di adesso, quei motivi che non sono stati accettati dalla proprietà, in quanto in contrapposizione alla loro politica finanziaria, che per Cardinale viene prima del Milan: “In questi 5 anni ho imparato tanto, ho avuto relazioni personali e professionali che mi porterò dietro per sempre e sono anche cresciuto in un ruolo completamente diverso, il che non era scontato: la regola è che spesso il grande calciatore non riesca a fare quel salto di qualità.

Ci sono persone che sono di passaggio in istituzioni come il Milan, nel mondo dei club di calcio di profilo internazionale, e che non hanno un reale rispetto della sua identità e della sua storia. Non sono incaricate e non si muovono per dare una visione per le nuove generazioni di tifosi. Spesso sono manager che vengono a lavorare in un grande club di grande prestigio e popolarità anche per migliorare il proprio curriculum e poi andare da un’altra parte.

Per contro, invece, ci sono persone che hanno a cuore tutte queste cose, molto più a lungo termine e molto più legate agli ideali che il club, nel corso della sua storia, ha insegnato a tanti, sul campo e fuori. Purtroppo, nel calcio professionistico moderno, la popolazione della prima tipologia di persone sta diventando sempre più numerosa. Io credo che bisognerebbe tenersi stretto chi è portatore di ideali e orienta il proprio lavoro per salvaguardarne valori e identità”. 

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