martedì 23 settembre 2025

Pioli fischiato a Firenze.

Pioli e la Fiorentina hanno lasciato lo stadio tra i fischi, quelli che hanno accompagnato due anni fa il tecnico a San Siro, non voglio dire che godo, però voglio ribadire, che dopo lo scudetto è stato un tecnico sopravvalutato, per carità, quella squadra era forte (ma non la più forte), si è creata un’alchimia, che non era proprio merito di Pioli, che a quel punto ha avuto manie di onnipotenza, come accade a tutti quelli scarsi che ogni tanto vincono qualcosa.

Zero vittorie in campionato dopo quattro giornate, credo che la Fiorentina non le abbia mai registrate, che il tecnico si sia montato la testa, si era visto quest’estate, quando si era offeso che Allegri non aveva messo la Fiorentina tra le squadre che avrebbero lottato per lo scudetto, Pioli nella sua vita di allenatore, ha avuto solo un momento di grande fortuna, quando Spalletti ha rifiutato il Milan e lui in quel momento si è trovato al posto giusto al momento giusto.

Dopo quella breve parentesi, è tornato il tecnico mediocre di sempre ed essere stato in Arabia Saudita, dove per altro si sono riempite subito le tasche di lui, non è il significato di essere uno dei tecnici più bravi al mondo, la Fiorentina può essere la sua dimensione, ma deve tornare umile e a giocare per non perdere, deve tornare a fare il “normalizzatore” senza infamia e senza lode, la sua posizione alla Fiorentina è già sotto esame, ma Firenze non è più il posto dove si lavorava tranquillamente.

Pioli a Sky Sport: "Sono molto amareggiato e triste perché la squadra sta lavorando bene in settimana e non riusciamo ad esprimerci poi in partita. I tifosi ci hanno giustamente fischiato. Siamo all'inizio ma bisogna dare di più. Sicuramente è una giornata triste ma dobbiamo pensare a fare meglio perché abbiamo il potenziale per fare meglio", le stesse parole che ha ripetuto negli ultimi tre anni al Milan.

Uno che invece sembra essere cresciuto, da questa seconda volta sabatica, sembra essere Allegri, grande prestazione del Milan a Udine, che lascia intravedere un silenzioso lavoro, su di un progetto tecnico idealmente vincente nei concetti, se vogliamo un po' come quello di Pioli nei due anni prima dello scudetto, devo essere sincero, io al fatto che Allegri avesse fatto bene non ci ho mai creduto, ho sperato che in un modo o nell’altro ci avrebbe riportato in Champions.

Ora attenzione, se pur migliorando di partita in partita, una rondine non fa primavera, restano ancora 34 partite da giocare e non mettiamo in mezzo le similitudini con il Napoli dell’anno scorso, bravo Conte e De Laurentis a mettergli a disposizione quello che voleva, però sono cose che capitano una sola volta (lo scudetto l’ha perso l’Inter, anche con noi) e poi non mi pare che possiamo competere con il Napoli.

In Allegri sto riscontrando, che al contrario dei due anni sabatici prima di tornare alla Juventus, stavolta si è aggiornato e sto constatando, che anche lui si è evoluto ed è in grado di proporre calcio, un calcio propositivo, di pressione, di dominio, una proposta tecnica divertente e vincente, con i 3 difensori che a turno hanno accompagnato e si sono proposti, una struttura di squadra equilibrata, attrattiva e che ha vinto con pieno merito.

È un Milan che diverte, che segna con una proposta tecnica che dà spettacolo, parola che era sconosciuta nel lessico calcistico di Allegri, è un allenatore più maturo, ma io non ci ho mai creduto, adesso, giustamente, il Milan vince e convince, la proprietà stavolta ha fatto l’esatto contrario di quanto aveva ordinato Cardinale dopo lo scudetto, ha preso 2 giocatori sopra i 30 anni e dallo stipendio alto, che stanno trascinano i non più giovani.

Proprio quello che era successo al Milan dei Singer, di Gazidis e dei Maldini e Massara, Kjaer e Ibrahimovic a guidare Tonali, Hernandez, Kessie, Bennacer e tutti gli altri giovani allo scudetto, non parliamo di scudetto però, ma di politica della società, perché i giovani di adesso sono: i 27enni Pulisic, Tomori e Nkunku, i 26enni Leao, Saelemaekers e Fofana, il 30enne Maignan e il 29enne Loftus-Cheek, quando prima Furlani, non prendeva calciatori oltre i 25 anni.  

Il Milan quest’anno ha qualcosa che l’anno scorso non aveva, ha un allenatore che è abituato al calcio italiano di vertice, ha un direttore sportivo che mette in difficoltà Furlani nelle scelte e ha un regista, quel Pirlo che ha fatto le fortune del Milan prima e della Juventus poi, che ha permesso di restituire Fofana il suo ruolo e ha sostituito Reijnders con Rabiot, un po' più anziano, ma un altro giocatore fisico e a tutto campo come lui.

Allegri ha un centrocampo tra i più forti e con Ricci, Loftus-Cheek e Jashari, il Milan ha un centrocampo fortissimo, anche in copertura e la solidità, che gli ha permesso di fare il salto di qualità per un posto in Champions e non mi stancherò mai di ripeterlo, il salto di qualità per dare un senso (e non 20 punti di distacco) al campionato fino alla fine, anche se manca un difensore di livello e non sappiamo come sarà Leao centravanti.

Il Milan vince e convince, Pulisic è il migliore in campo ed è stato autore di una prestazione sontuosa, tutto il Milan ha fatto una partita di livello, anche i subentrati: Ricci, De Winter, Nkunku e Loftus-Cheek, bene anche i tre di difesa: Tomori, Gabbia e Pavlovic, prestazione di alto livello a centrocampo per: Saelemaekers (un po' al di sotto del suo standard), Fofana, Modric, Rabiot ed Estupinan, che ha stupito, ancora in difficoltà Gimenez, però prezioso nel lavoro senza palla, ma in affanno sotto porta. 

Gimenez è un buon attaccante, ma dipende tutto da lui, dai gol che farà o meno, ma nonostante, il Milan è una squadra più compatta rispetto a gli anni scorsi, specialmente nella fase difensiva, dove sono molto precisi, attenti e disciplinati, nel coprire gli spazi e nel marcare gli avversari, con la massima applicazione, anche se a difendere finalmente è tutta la squadra, con Modric in testa, il Milan è passato dal gioco “dominante” di Fonseca a un gioco concreto, attento e cinico di Allegri. 

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